Cavalcare un’onda che non c’è tra immaginario, tecnologia e simboli

 Cavalcare un’onda che non c’è: tra immaginario, tecnologia e simboli

Di –mm–, Mahdia (Tunisia), Dicembre 2025 – EuroExpat Hub

Oggi, aprire una pagina web — specie se dedicata a visioni future o a nuove frontiere — richiede quasi uno sforzo di immaginazione. È come voler fare surf su un mare piatto: l’onda più alta, quella da cavalcare con slancio letterario e intellettuale, sembra non esistere. Il mare, immobile, diventa metafora di una realtà locale che fatica a muoversi, a generare slanci, a offrire orizzonti dinamici. Eppure, proprio in questo contesto di apparente stagnazione, emergono segnali di trasformazione globale che meritano attenzione.

A livello internazionale, per esempio, il mese scorso ha visto un gesto simbolico di rilievo: Donald Trump,  presidente degli Stati Uniti, ha firmato un ordine esecutivo per lanciare la Missione Genesis”, un’iniziativa nazionale volta a impiegare l’intelligenza artificiale (IA) come motore per le scoperte scientifiche. Nella sua presentazione ufficiale, la missione viene descritta come paragonabile, per urgenza e ambizione, al Progetto Manhattan — il programma segreto che durante la Seconda guerra mondiale portò alla costruzione della bomba atomica. Si tratta di un’escalation simbolica che pone l’IA non solo al centro dello sviluppo tecnologico, ma anche della competizione geopolitica e della definizione stessa del futuro umano.

In questo scenario, fa la sua comparsa Gloo, un’azienda con sede in Colorado guidata dall’ex CEO di Intel Pat Gelsinger, che ha lanciato un nuovo tipo di benchmark per l’IA: Flourishing AI (FAI). Tra le sue declinazioni, spicca il FAI-Christian (FAI-C), presentato ufficialmente lunedì scorso. A differenza dei tradizionali indicatori basati su accuratezza, velocità o sicurezza, questo strumento valuta in che misura le risposte di un modello d’IA contribuiscano al “fiorire” umano, inteso in senso olistico. Nel caso specifico del FAI-C, i modelli sono stati testati rispondendo a 807 domande che sondano fondamento biblico, coerenza teologica e chiarezza morale. I risultati? Nessuno dei 20 modelli esaminati ha superato la soglia simbolica dei 90 punti su 100; i punteggi oscillano tra i bassi 50 e i 70 alti, ben al di sotto dei risultati ottenuti nella versione generale (FAI-G), che comunque non ha visto alcun modello raggiungere il traguardo dei 90.

Questo scarto sembra rivelare una tensione tra tecnologia neutrale e visioni del mondo incarnate — tra capacità computazionale e sensibilità etico-spirituale.

Ma mentre i modelli d’IA vengono messi alla prova su valori antichi e complessi, la società contemporanea continua a giocare con simboli più terreni, eppure altrettanto carichi di significato. Prendiamo, per esempio, l’anello di fidanzamento. In un momento di incertezza economica e transizione culturale, il gioiello — ancora oggi visto da molte donne come una dichiarazione pubblica di impegno e valore — si trova al crocevia tra tradizione, marketing e nuove aspettative relazionali. Dicembre, secondo The Knot, è il mese più popolare al mondo per chiedere la mano. Eppure, mentre il mito del “tre mesi di stipendio” per il diamante (resosi celebre anche grazie a Beyoncé nel 2008: “put a ring on it”) resiste nella cultura pop, molte donne economicamente indipendenti stanno riconsiderando chi debba sostenere il costo dell’anello.

Non si tratta solo di risparmiare, ma di ridefinire il significato stesso del gesto: invece di un partner che si indebita per rispettare un canone arbitrario, si preferisce una condivisione consapevole dei costi, allineata alla propria situazione finanziaria. Eppure — ed è qui la complessità — l’anello resta simbolico. Anche chi rifiuta lo spreco e la teatralità consumistica è disposta a pagare, perché il valore non è nel carato, ma nel riconoscimento pubblico di un legame.

Infine, un altro tassello del mosaico globale: l’Assemblea generale dell’UNIDROIT — l’Istituto internazionale per l’unificazione del diritto privato — ha deciso di spostare la sua base operativa per l’Asia-Pacifico da Roma a Hong Kong. È un segnale non solo geografico, ma politico e strategico: la centralità normativa si sposta, i centri di influenza si ridisegnano. Mentre in alcuni luoghi tutto sembra fermo — mare piatto, onde assenti — altrove si preparano le prossime maree.

E forse, proprio in questa tensione tra immobilità locale e trasformazioni globali, risiede la vera sfida del nostro tempo: imparare a leggere le onde prima che si formino, e a cavalcarle non con forza, ma con senso.

-mm-


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