World Economic Forum 2025:


World Economic Forum 2025: a Tianjin la svolta geopolitica tra innovazione, memorie coloniali e l’eredità dell’architettura liberty.

 

Dopo oltre mezzo secolo di radicamento a Davos (Svizzera), il World Economic Forum (WEF) compie nel 2025 una scelta simbolica e strategica: la 16ª edizione dell’Annual Meeting of the New Champions , in programma dal 24 al 26 giugno , si terrà per la prima volta in Cina, a Tianjin , sotto lo slogan “Entrepreneurship for a New Era” . Questa decisione segna una significativa riconfigurazione geografica e geopolitica del forum, tradizionalmente associato al dibattito economico globale.

L’appuntamento riunirà circa 1.700 leader da 90 paesi , tra cui CEO di multinazionali come JD.com e Syensqo , rappresentanti governativi e figure chiave del settore tecnologico e finanziario. L’obiettivo è esplorare come imprenditorialità e tecnologie emergenti — dall’intelligenza artificiale alle energie rinnovabili — possano rilanciare una crescita globale prevista intorno al +2,8% nel 2025 .

La scelta di Tianjin non è casuale e l’impatto locale  fa riflettere riflessione su cosa significhi l'ospitare un evento di tale portata per la città stessa, al di là del valore simbolico,  visibilità, turismo d'affari, investimenti locali riflette il ruolo sempre più centrale della Cina e dell’Asia nell’economia mondiale, responsabile del 60% della crescita globale e protagonista nella ridefinizione delle catene di approvvigionamento globali. Tra le sessioni principali figurano "Outlook on China" , che analizzerà la transizione del modello economico cinese verso tecnologie avanzate e industrie verdi, e "Geopolitics: An Unfolding Story" .

L’evento fungerà anche da catalizzatore per nuove partnership pubblico-private, con particolare attenzione alla finanza digitale (tra cui cryptovalute, dopo il lancio del token $TRUMP) e alla transizione energetica , che vedrà investimenti globali pari a 5,6 trilioni di dollari nel solo 2025 . Come ha sottolineato Fatih Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA): “Con politiche ben progettate, possiamo avere entrambe: sicurezza energetica e decarbonizzazione.”

Tra i temi prioritari del forum spiccano il debito pubblico globale (oltre 100 trilioni di dollari ), la disuguaglianza di genere (che, se eliminata, potrebbe generare un aumento del PIL mondiale del +20% ) e la crisi climatica, con eventi estremi quintuplicati rispetto al 1970.

Una scelta carica di storia

La selezione di Tianjin come sede non è solo un calcolo strategico, ma anche un richiamo storico denso di significati. Dal 1901 al 1947 , la città fu infatti sede di una concessione italiana lungo il fiume Pei Ho, ottenuta in seguito al protocollo post-Rivolta dei Boxer. Fu l’unica presenza coloniale italiana in Estremo Oriente: inizialmente un’area paludosa bonificata, divenne un avamposto diplomatico-militare con la presenza della Regia Marina (navi Ermanno Carlotto e Sebastiano Caboto ) e del Battaglione italiano in Cina (1925).

Nonostante l’architettura neorinascimentale abbia attratto parte dell’élite cinese durante l’invasione giapponese del 1937, la comunità italiana nelle sue residenze liberty rimase numericamente ridotta: nel 1935, su 6.261 residenti, solo 110 erano italiani

Con i Trattati di Parigi del 1947 , l’Italia rinunciò formalmente alla concessione come risarcimento per i danni di guerra, restituendola alla Repubblica di Cina. La clausola faceva parte di un più ampio ridisegno territoriale post-bellico, che includeva la cessione del Dodecaneso alla Grecia e il passaggio della Libia sotto controllo ONU.

Oggi, l’ex quartiere italiano — con il suo teatro e le sue residenze liberty — è diventato un distretto culturale integrato nella moderna metropoli di Tianjin. La scelta del WEF di tenere qui uno dei suoi eventi principali trasforma così un luogo un tempo simbolo di dominazione coloniale in un palcoscenico per una collaborazione economica paritaria, sottolineando la metamorfosi delle relazioni internazionali nel XXI secolo.

Non mancano però critiche. Nonostante il WEF abbia annunciato la possibilità di seguire 40 sessioni in streaming , molti osservano che l’evento continua a incarnare una forma di elitismo globale , riproducendo dinamiche di potere asimmetriche. Il timore è che Davos – e ora Tianjin – restino piattaforme privilegiate per pochi, poco inclusive e distanti dalle realtà locali.

-mm-

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